I segnali di un cambio climatico e quelli contrari
Lun, Set 8, 2008
A questo punto non posso esimermi dall’affrontare un argomento legato al precedente intervento. In
L’importante cambio climatico intorno al 1976 sono emersi dei cambi climatici abbastanza evidenti ogni 32-34 anni (1910, 1944, 1976) e la loro coincidente vicinanza a minimi solari (ogni 3 cicli). Qualcuno avrà pur fatto: 1976+32 (o 34)= ? ….. 2008-2010 !!!
…. e stiamo vivendo il minimo solare, tra l’altro molto lungo e anomalo, tre cicli dopo quello del 1976.
Ripeto che non ho alcuna spiegazione riguardo alla coincidenza tra i punti di evidente cambio sui grafici delle temperature globali e la vicinanza con minimi solari però a questo penso che la situazione meriti una breve analisi del GW attuale e la presenza o meno di segnali che possano indicarci un cambiamento incipiente o la continuazione del trend che da 30 e più anni ci accompagna.
Premetto che le questioni climatiche non si possono estrapolare su brevi periodi perchè la variabilità atmosferica è notevole e quindi è impossibile stabilire dei trend su scala annuale. Però possiamo fare qualche ragionamento col beneficio del dubbio che ciò che vediamo possa riguardare solo delle normali oscillazioni climatiche di breve periodo.
Ci sono segnali che fanno pensare a qualcosa che sta cambiando rispetto al trend degli ultimi 32 anni ? E segnali che invece fanno pensare che il trend al riscaldamento possa continuare indisturbato ?
Si, in entrambi i casi.
Il riscaldamento globale (GW) ha dalla sua parte i trend di lungo periodo, la linea rossa nel grafico di testa, ma anche altri elementi che possono giocare un ruolo importantissimo:
- la diminuzione dei ghiacci artici. Trend che mostra accellerazioni negli ultimi anni sia per le temperature al suolo che come estensione di ghiacci durante le estati artiche. http://nsidc.org/data/seaice_index/images/n_plot_hires.png
Il trend artico porta con se una tendenza al riscaldamento della zona sia per diminuzione di effetto albedo che per aumento della temperatura superficiale oceanica artica.
- la diminuzione della estensione nevosa estiva nel nord emisfero. Trend consolidato anch’esso che porta una riduzione di effetto albedo e conseguente riscaldamento aggiuntivo.
- l’aumento dei GHG di natura antropica (umana). Altro fattore che porta maggiori capacità di trattenere il calore solare in atmosfera e quindi aumento delle temperature. Le emissioni dell’Uomo continuano.
Quali invece i segnali di un possibile cambiamento di rotta ?
- la stasi, o rallentamento della crescita, delle temperature negli ultimi anni. Negli anni 2000 il trend sembra rallentato e seppure a livello del suolo il 2005 è stato l’anno + caldo da 120 anni a questa parte la troposfera non ha mai superato i massimi del forte Nino del 1998. E la passata fase di Nina ha riportato parecchio indietro le medie del GW. Certamente simo nel campo della variabilità naturale (pochi anni) però è un fatto. Nel grafico seguente l’andamento delle temperature troposferiche (media=Mid, bassa=Low).
E PDO e AMO ? I due indici oceanici citati nel precedente intervento.
- AMO in calo, PDO in negativo. L’indice AMO (atlantico settentrionale) ha avuto i suoi massimi nel 98, 2003 e 2005 e da allora è sempre positivo ma su valori abbastanza inferiori. Non è chiaro se si sia intrapreso un trend decrescente però è in calo rispetto ai massimi, l’oceano Atlantico è un poco più fresco che negli anni precedenti. La PDO sta dando chiari segnali di tendenza al negativo e effettivamente potremmo essere all’inizio di una sua fase fredda multidecadale. Per la PDO la fase fredda si riflette in una maggiore propensione a fasi Nina piuttosto che Nino e l’impatto può essere notevole su tutto il globo.
Nel grafico seguente evidenzio gli ultimi anni, nei link sugli nomi degli indici potete trovare l’andamento degli ultimi 100 anni.
- Anomalie nell’Indo-Pacific Warm Pool in diminuzione. L’area oceanica tropicale più calda e più importante del mondo, per la grande evaporazione e convezione che riesce a innescare, risulta in netto calo dal forte massimo del 1998. In quelle zone avviene il trasporto di aria calda verso le alte quote troposferiche e verso le alte latitudini, un calo di anomalia in quelle zone può corrispondere ad un rinfresco generale della troposfera.
Ovviamente anche in questo caso stiamo ragionando su troppo pochi anni per dare un giudizio climatico e quindi il dato lo riportiamo per quello che appare nella sua veste grafica (dati di reanalisi Kaplan sst, area 10N-10S 90-160E).
- Anomalie dei venti zonali tropicali nel pacifico in diminuzione. Questo è un dato che conferma la diminuzione degli indici legati al fenomeno ENSO (Nino-Nina) che risulta attualmente ben più basso rispetto agli anni ‘90. Alla diminuzione in area Pacifico si accosta anche un lieve aumento delle anomalie zonali nell’Atlantico tropicale e ciò risulta essere in tendenza verso situazioni pre ‘76. I due grafici dal 48 ad oggi per i venti zonali in area Pacifico e area Atlantica, fonte reanalisi NOAA.
Non possiamo certo trarre delle conclusioni ma abbiamo forse qualche elemento in più da osservare nei prossi tempi. I cambiamenti climatici si osservano a posteriori quando appare chiaro un trend non puramente dettato da fattori contingenti. Non è una Nina o un Nino che determinano un cambiamento climatico (se non di breve periodo).
Staremo a vedere e monitoreremo come sempre e a maggior ragione adesso. La fase di minimo solare dopo 3 minimi dal 76 mi porta ancora maggiore curiosità sui prossimi eventi climatici.
Popularity: 73% [?]

9 Settembre 2008 alle ore 4:31 pm
Ottimo lavoro, Sandro.
9 Settembre 2008 alle ore 6:21 pm
Salve chiedo scusa se entro su di un argomento (il clima) dove sono poco ferrato, ma mi è data l’occasione di fare una segnalazione che personalmente trovo davvero interessante in relazione alle macchie solari e ai loro cicli.
Secondo un ricercatore Americano (non era un metereologo) esperto di telecomunicazioni, le tempeste magnetiche sulla terra si avevano in occasione di “angolazioni” fra pianeti esterni ed interni, questo Nelson era in grado di “prevedere” oltre il 90%, in anticipo le maggiori tempeste magnetiche che negli anni 50-60 erano davvero micidiali per le telecomunicazioni sembra che sia anche stato assunto dalla Nasa
saluti stefano
10 Settembre 2008 alle ore 1:18 pm
Le notizie che stanno circolando sullo scioglimento dei ghiacci ai poli sono tendenziose, per non dire menzognere.
Polo Sud: I ghiacci dell’Antartide (dove vivono i pinguini, ma non gli orsi polari) sono aumentati del 10% nel corso degli ultimi 30 anni, come si può vedere qui con foto satellitari.
Polo Nord: I ghiacci artici (dove vivono gli orsi polari ma non i pinguini) sono aumentati del 12% (circa settecentomila chilometri quadrati) dal 2007 al 2008, come si può vedere qui con foto satellitari http://www.climatemonitor.it/?p=161.
Ma i mass media ci ingannano dicendo esattamente il contrario e raccontandoci la famosa “favola dell’orso” a cui si stanno scioliendo i ghiacci (artici) sotto i piedi, oppure ci fanno vedere i pinguini (antartici) che devono scoreggiare per impedire al ghiaccio di sciogliersi (pubblicità della Vigorsol sponsorizzata dal WWF)
11 Settembre 2008 alle ore 9:29 pm
articolo stupendo come sempre..l’inversione di tendenza e chiara e molto probabilmente il sole ci regalera’ altri 34 anni di clima temperato e a me visto l’andamento degli ultimi decenni mi sembra quasi un miracolo..e al prossimo giro di boa cosa succedera’ alla terra se le concentrazioni di co2 continueranno ad aumentare?ciao luca..
12 Settembre 2008 alle ore 10:19 am
Grazie Aldo e Luca. Io per ora mi limito alla parte conclusiva cioe’ che non possiamo trarre conclusioni xche’ ci sono elementi che lasciano pensare ad un cambio nei trend oceanici tropicali ma anche elementi che potrebbero forzare verso un mantenimento di trend di aumento, magari attutito dal cambio eventuale oceanico.
Quindi lascerei che a rispondere sia il tempo e la realta’.
12 Settembre 2008 alle ore 12:29 pm
Bel lavoro equilibrato e non inquinato da propaganda.
Quando la scienza è veramente tale è proprio illuminante e mostra quanto sia difficile trarre conclusioni su un sistema così complesso come il clima.
Bisognerebbe farlo leggere a politici e certi ambientalisti, anche per scongiurare il nuovo terrorismo sul CO2, che sembra diventato il nemico più pericoloso di BinLaden, e che invece, secondo me, porterà il vecchio continente ad autopunirsi peggiorando ulteriormente la crisi in atto.
12 Settembre 2008 alle ore 2:23 pm
Ringrazio Stefano per la segnalazione molto interessante.
A No Algore posso dire che probabilmente adesso possiamo fare i conti tra 2008 e 2007 sul polo (sembra che il 9 ci sia stato il minimo, ma potrebbe calare ancora un poco) e la differenza tra i minimi sarebbe di 450 mila km2, cioe’ +10% rispetto al 2007.
Ma questo non toglie niente al trend calante che si ha da parecchi anni. Solo una serie di vari anni in chiara ascesa potrebbe negare il trend attuale.
Mi chiedo come mai alcuni commenti di giorni precedenti io li veda solo con ritardo !
Grazie anche Guido al quale pero’ aggiungerei il fatto che, seppur alla fine risultasse non fondamentale il contributo antropico al riscaldamento, cio’ non sposta il GRAVE saccheggio alle risorse del pianeta e l’uso squilibrato che se ne fa’ … non solo di quello.
La crisi e’ un problema endemico della societa’ attuale a caccia di sempre maggiori necessita’ innaturali …. chi troppo vuole null stringe.
13 Settembre 2008 alle ore 6:46 pm
Bravo Alessandro per l’ottimo blog e per l’ultimo intervento. Volevo domandarti cosa comporta per il nostro clima e per il clima globale (come hai illustrato nei grafici) un maggior flusso zonale nell’area atlantica tropicale.
ciao
13 Settembre 2008 alle ore 10:21 pm
Io Sandro ti ho letto tutto per ben 2 volte…ma proprio non vedo alcun segnale di cambio climatico rispetto al trend attuale…proprio non lo colgo e mi pare una gran forzatura vedercelo:
che te devo dì!!!
14 Settembre 2008 alle ore 1:08 am
Per favore, guardate tutti l’eloquentissimo e preoccupante confronto fotografico effettuato sul ghiacciaio della marmolada, il più grande delle dolomiti (ormai sarebbe meglio dire il meno piccolo…!!). Questo il link:
http://www.arpa.veneto.it/upload_arabba/dolomiti_clima/DolomitiClima.pdf
Ogni commento mi pare superfluo.
Ottone, Trento
16 Settembre 2008 alle ore 10:36 am
Ottone, grazie per il link. Pero’ i fattori presi in considerazione nell’intervento sono di tipo generale. Certamente la riduzione dei ghiacciai alpini e’ da affiancare alla diminuzione dei ghiacci artici ma l’importanza climatica di questi ultimi puo’ avere impatto globale, i ghiacciai alpini un impatto molto limitato e locale.
Forever1929, l’intervento mostra situazioni e numeri contrastanti e di segno opposto, quindi ognuno puo’ vederli come vuole, io li ho solo messi in onda, quello che sara’ lo vedremo negli anni futuri.
20 Settembre 2008 alle ore 8:54 am
Sergio, non avevo visto la tua domanda.
Non saprei rispondere sulle nostre zone. Come vedi dal grafico, le anomalie sui venti zonali hanno andamento opposto a quelle sul pacifico che sono abbastanza ben correlabili alla PDO e le fasi ENSO. Pero’ se noti le oscillazioni durante le fasi ENSO + e - sono di bebole entita’ sull’atlantico e quindi direi che e’ difficile inquadrarle come schema “predittivo” sulle nostre zone. Lo vedrei invece come un indicatore sul lungo periodo e la sua salita media, in rapporto stretto con la discesa nel pacifico potrebbe voler dire l’inizio effettivo della fase PDO negativa con diminuzione media dei riscaldamenti Nino.
20 Settembre 2008 alle ore 11:58 am
Grazie per la risposta. Volevo aggiungere che attualmente l’indice SOI è ancora in fase positiva malgrado la nina si ormai esaurita da un pò e si sia sfiorato un evento di nino. Potrebbe essere secondo te un “sintomo” di una PDO in fase nettamente negativa? Forse se la SOI continua ad essere positiva poi è più facile che predominino le nine…Potrebbe esserci una teleconnessione tra PDO e SOI in modo che la prima influenza la seconda?